Il distress esistenziale nel fine vitaAppello dell’Associazione Luca CoscioniDue studi che hanno cambiato tuttoArticoli scientifici
Il distress esistenziale nel fine vita
Il fine vita è uno spazio complesso, spesso difficile da raccontare. È il momento in cui i sintomi fisici si intrecciano con un’altra forma di sofferenza, meno visibile ma altrettanto reale: il distress esistenziale. È la perdita di significato, la sensazione che il tempo si restringa, la paura della separazione, la domanda su cosa rimane e cosa va lasciato andare. È uno stato che non sempre risponde ai farmaci tradizionali e che richiede attenzione, ascolto e un accompagnamento delicato.
Da diversi anni la ricerca scientifica si è interrogata su come sostenere le persone in questa fase della vita, soprattutto quando l’ansia, la depressione o la disperazione diventano difficili da gestire. In questo contesto si sono inseriti alcuni studi sull’uso controllato di psichedelici come supporto psicologico: non come soluzione miracolosa, ma come strumenti di significato, capaci in alcuni casi di facilitare processi di accettazione, riconciliazione e contatto con ciò che conta davvero.
Gli studi disponibili sono pochi e tuttavia significativi. Il loro obiettivo non è curare la malattia, ma alleviare una sofferenza che ha caratteristiche proprie: la sofferenza di chi si trova davanti alla propria fragilità ultima.
Possono essere interventi disponibili anche in Italia, e rappresentano una finestra importante su un tema che tocca profondamente molte persone e molte famiglie.
Appello dell’Associazione Luca Coscioni
Negli ultimi anni l’Associazione Luca Coscioni ha avviato un lavoro costante per riportare all’attenzione pubblica e istituzionale il tema delle terapie psichedeliche, in particolare nel trattamento del distress esistenziale e dei sintomi psicologici associati al fine vita. L’appello nasce da un presupposto semplice e condiviso da una parte crescente della comunità scientifica: esistono già evidenze cliniche solide, provenienti da studi indipendenti internazionali, che suggeriscono come, in contesti rigorosi e con un’adeguata supervisione clinica, l’impiego controllato di psichedelici possa alleviare forme di sofferenza difficili da trattare con gli strumenti tradizionali.
A settembre 2024 più di 170 scienziati e clinici hanno sottoscritto una lettera indirizzata al Ministero della Salute e al Ministero della Difesa, chiedendo che l’Italia inizi a considerare seriamente queste pratiche all’interno di percorsi terapeutici strutturati, soprattutto nelle cure palliative. L’appello chiede che si apra una discussione istituzionale basata sulle evidenze e non sul pregiudizio, affinché anche i pazienti italiani possano accedere a trattamenti che in altri Paesi sono già disponibili in contesti specialistici.
Un punto spesso ignorato nel dibattito pubblico è che la normativa italiana, in casi molto specifici, già consente l’uso terapeutico di farmaci sperimentali, inclusi quelli a base di sostanze psichedeliche, nell’ambito del cosiddetto “uso compassionevole”. Non è quindi necessario “creare da zero” un nuovo sistema: esistono strumenti giuridici già attivi, che richiedono soltanto di essere compresi e utilizzati correttamente.
L’appello Coscioni non è un progetto commerciale e non ha come obiettivo la promozione indiscriminata di trattamenti psichedelici. È una richiesta di trasparenza, di responsabilità e di aggiornamento scientifico: dare ai pazienti in fine vita la possibilità di accedere a interventi potenzialmente utili, in modo controllato, etico e coerente con le norme esistenti.
Il testo completo dell’appello e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito dell’Associazione Luca Coscioni.
Due studi che hanno cambiato tutto
Quando si parla dell’uso degli psichedelici nel fine vita, ci sono due studi che più di tutti hanno segnato una svolta: quello guidato da Roland Griffiths alla Johns Hopkins e quello condotto da Stephen Ross alla NYU, entrambi del 2016.
Il lavoro di Griffiths, in particolare, ha avuto un impatto che oggi possiamo definire storico. Per la prima volta in decenni, un gruppo accademico ha mostrato con una metodologia moderna che una singola dose elevata di psilocibina, somministrata in un contesto psicologico protetto, può produrre riduzioni marcate dell’ansia e della depressione in persone con una diagnosi potenzialmente letale. I miglioramenti non erano solo statisticamente significativi, ma profondamente rilevanti nella vita quotidiana: più ottimismo, meno paura della morte, una qualità della vita che tornava ad ampliarsi in un momento in cui tutto tende a restringersi. E soprattutto, questi effetti duravano: a sei mesi di follow-up, circa l’80% dei partecipanti mostrava ancora un beneficio clinico significativo. Era qualcosa che nessun antidepressivo tradizionale aveva mai mostrato con una singola somministrazione.
Il dato più sorprendente riguardava la relazione tra l’esperienza interiore e l’esito clinico. Griffiths e il suo team notarono che quanto più intensa e “mistica” era l’esperienza vissuta durante la sessione, tanto più robusto e duraturo era il miglioramento nei mesi successivi. Non era semplicemente un effetto farmacologico, era un processo esperienziale profondo, difficile da misurare ma impossibile da ignorare.
Lo studio di Ross, pubblicato nello stesso periodo, arrivò alle stesse conclusioni partendo da un approccio diverso. In questo caso la psilocibina era confrontata con la niacina, un controllo attivo scelto apposta per mascherare il più possibile il trattamento. La dose era moderata, la psicoterapia integrata era parte del protocollo e il campione, seppur più piccolo, era composto da persone con una malattia oncologica in stadio avanzato e un distress psicologico molto significativo. Anche qui i risultati furono immediati e profondi: ansia e depressione diminuivano già nelle prime ore e continuavano a migliorare nelle settimane successive. A sette settimane, più dell’80% dei partecipanti del gruppo psilocibina mostrava una risposta antidepressiva clinicamente significativa. Al follow-up di otto mesi, la maggior parte manteneva ancora i benefici.
Come per Griffiths, anche qui l’esperienza vissuta durante la sessione, il suo carattere emotivo, introspettivo e spesso spirituale, risultava predittiva dei miglioramenti a lungo termine. Entrambi i team sottolineavano inoltre un punto cruciale: la terapia non funzionava “nonostante” l’intensità emotiva, ma grazie ad essa. Il processo psichedelico, quando sorretto da preparazione, sicurezza e integrazione, permetteva ai partecipanti di accedere a una forma di consapevolezza e riconciliazione che andava oltre il sollievo sintomatico.
Non era un trattamento da “subire”, ma un processo attivo.
Non era un trattamento da “subire”, ma un processo attivo.
Un altro elemento centrale emerso da entrambi gli studi è la sicurezza. Nessun evento avverso grave, nessuna psicosi persistente, nessun caso di abuso successivo. Gli effetti fisici erano quelli attesi e transitori; quelli psicologici, pur intensi, erano contenuti dal setting terapeutico. In altre parole, la psilocibina non era soltanto efficace, era gestibile e clinicamente praticabile in quel contesto.
Guardando a questi due studi insieme si capisce perché il 2016 viene considerato l’anno in cui il moderno rinascimento psichedelico ha acquisito credibilità clinica: trial controllati, disegnati con rigore metodologico, replicati in due centri indipendenti, con risultati convergenti. È da qui ch se e riparte tutta la discussione contemporanea sulle terapie psichedeliche nel fine vita, dal fatto che un’unica esperienza, se inserita in un percorso terapeutico attento, può riportare significato e sollievo in uno dei momenti più difficili dell’esistenza. Questi studi hanno restituito dignità clinica a una domanda che riguarda non solo la medicina, ma il senso stesso della cura: come accompagnare qualcuno là dove i farmaci tradizionali spesso non arrivano.
Molte delle ricerche successive hanno affinato aspetti del protocollo, hanno usato dosi diverse, formati di gruppo, contesti palliativi non oncologici. Ma l’impianto fondamentale resta quello: una terapia breve, ad alta intensità, capace di trasformare il modo in cui una persona vive la propria condizione. È da qui che si continua a costruire.
Fonte bibliografica:
- Psilocybin produces substantial and sustained decreases in depression and anxiety in patients with life-threatening cancer: A randomized double-blind trial
https://doi.org/10.1177/0269881116675513
- Rapid and sustained symptom reduction following psilocybin treatment for anxiety and depression in patients with life-threatening cancer: a randomized controlled trial
https://doi.org/10.1177/0269881116675512
Articoli scientifici
Psilocybin-assisted therapy for demoralisation in hospice patients: feasibility, safety and preliminary efficacy
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1136/spcare-2025-005773
Partecipanti: 10 pazienti terminali che ricevevano cure palliative domiciliari (home hospice care)
Protocollo: studio open-label con due sessioni di preparazione, una singola sessione orale di psilocibina da 25mg, due sessioni di integrazione.
Risultati principali:
- Alla terza settimana, i punteggi di demoralizzazione sono diminuiti significativamente (riduzione media: 8,8 punti). Questo miglioramento si è verificato nonostante il continuo declino clinico dei pazientI.
- Durante le sessioni con psilocibina, sono stati predominanti i temi legati al lutto e alla pace.
Sicurezza: L'intervento è stato ben tollerato. Non sono stati riscontrati eventi avversi gravi attribuiti alla psilocibina.
Conclusioni: la terapia assistita da psilocibina (PAT) può essere integrata in modo fattibile e sicuro nelle cure palliative (hospice care) per i pazienti terminali.
Set and setting in psilocybin-assisted therapy: A qualitative study of patients with cancer and depression
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1016/j.genhosppsych.2025.10.010
Partecipanti: 28 pazienti con diagnosi oncologica e depressione maggiore.
Protocollo: i partecipanti seguivano sessioni preparatorie di gruppo, una singola somministrazione di 25 mg di psilocibina (con 3–4 persone trattate simultaneamente), e sessioni di integrazione di gruppo con supporto terapeutico individuale. Il trattamento avveniva in stanze non cliniche, arredate in modo calmante, con un programma musicale standardizzato. Il protocollo includeva anche elementi cerimoniali: la capsula veniva presentata in una piccola tazza di ceramica per conferire un senso di rituale e separare l’esperienza dalla routine medica.
Risultati principali:
- L’80% ha mostrato una riduzione sostenuta dei sintomi depressivi e il 50% ha raggiunto la remissione.
- L’esperienza è stata descritta come intensa e impegnativa sul piano fisico, emotivo ed esistenziale; le difficoltà erano considerate parte del processo terapeutico.
- I benefici erano legati alla capacità di “arrendersi” all’esperienza, resa possibile dalla preparazione, dal supporto terapeutico e da un setting sicuro.
- Un ambiente protetto ed etico è risultato cruciale per favorire fiducia e coinvolgimento.
- Preparazione e integrazione sono state ritenute essenziali; l’integrazione ha aiutato a dare significato all’esperienza e a consolidarne gli effetti.
- La vulnerabilità e suggestionabilità indotte dalla psilocibina hanno reso centrale la fiducia nel terapeuta e nel contesto.
- L’equilibrio tra elementi cerimoniali e cornice clinica ha aumentato il senso di sicurezza e distinto l’esperienza dai trattamenti medici abituali.
Sicurezza: non sono stati riportati eventi avversi gravi. Le componenti non farmacologiche, come la preparazione, il supporto del terapeuta, la musica e le pratiche di integrazione, sono state ampiamente riconosciute come essenziali per garantire la sicurezza dei partecipanti.
Conclusioni: la psilocibina non agisce come un agente farmacologico autonomo, ma come un catalizzatore il cui effetto è potenziato dalla matrice psicologica, interpersonale e ambientale in cui è somministrato.
Per la futura implementazione clinica su vasta scala, è cruciale sviluppare migliori pratiche che integrino le dimensioni psicologiche, mediche e spirituali per preservare il potenziale curativo della PAT e salvaguardare il benessere dei partecipanti.
Per la futura implementazione clinica su vasta scala, è cruciale sviluppare migliori pratiche che integrino le dimensioni psicologiche, mediche e spirituali per preservare il potenziale curativo della PAT e salvaguardare il benessere dei partecipanti.
Approfondimento di Studio Aegle: https://aegle.beehiiv.com/p/la-resa-cura
Psilocybin-assisted psychotherapy for depression and anxiety associated with life threatening illness: A phase 2b randomized controlled trial
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1016/j.genhosppsych.2025.08.001
Partecipanti: 35 pazienti affetti da malattie potenzialmente letali (cancro metastatico, insufficienza cardiaca terminale, SLA) con sintomi clinicamente significativi di depressione e/o ansia.
Protocollo: trial randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo attivo, con un follow-up di 6 mesi. Singola dose orale di 25 mg di psilocibina o 100 mg di niacina (placebo attivo). Tre sessioni di psicoterapia preparatoria e sei sessioni di integrazione.
- Estensione in Aperto (Open-Label Extension): Dopo 6-7 settimane dalla dose in doppio cieco, tutti i partecipanti hanno ricevuto una dose aperta di 25 mg di psilocibina.
Risultati principali:
- A 6–7 settimane la psilocibina ha ridotto in modo significativamente maggiore i punteggi HADS-depressione rispetto al placebo.
- Anche il BDI-II è diminuito in modo robusto: da valori medi di depressione moderata (21) a un range non clinico (9,23).
- L’ansia HADS non ha raggiunto la significatività, ma lo STAI-State ha mostrato riduzioni significative e sostenute.
- I benefici si sono mantenuti fino a 26 settimane dopo la somministrazione in aperto.
- Miglioramenti significativi sono stati osservati anche in demoralizzazione, disperazione, paura della morte, benessere spirituale e qualità della vita.
- A 26 settimane non sono emerse differenze tra una o due dosi.
Sicurezza: lo studio ha dimostrato un solido profilo di sicurezza, non si sono registrati eventi avversi gravi.
Conclusione: la psilocibina assistita dalla psicoterapia agisce come un catalizzatore che non solo allevia i sintomi primari di depressione e ansia, ma contribuisce anche a mitigare il profondo disagio esistenziale associato alla fine della vita, fornendo una luce di speranza dove le terapie convenzionali spesso falliscono.
Long-term benefits of single-dose psilocybin in depressed patients with cancer
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1002/cncr.35889
Partecipanti: 30 pazienti con diagnosi di cancro e disturbo depressivo maggiore.
Protocollo: studio di fase 2, open-label. Singola somministrazione di psilocibina 25mg con supporto psicologico. Follow up di 2 anni.
Risultati principali: su 28 dei 30 pazienti iniziali.
- 15 pazienti (53,6%) hanno dimostrato una riduzione significativa della depressione, (la riduzione media dal basale è stata di –15,0 punti sulla scala MADRS).
- 14 pazienti (50%) hanno avuto una riduzione della depressione mantenuta.
- 13 pazienti (46,4%) hanno sperimentato una riduzione significativa dell'ansia (la riduzione media dal basale è stata di –13,9 punti alla scala HAMA).
- 12 pazienti (42,9%) hanno avuto una riduzione dell'ansia mantenuta.
Sicurezza: trattamento generalmente sicuro.
Conclusioni: robusta attività antidepressiva da una singola dose di 25 mg di psilocibina con benefici sostenuti a lungo termine.
Psilocybin-assisted psychotherapy improves psychiatric symptoms across multiple dimensions in patients with cancer
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1038/s44220-024-00331-0
Partecipanti: 79 pazienti con distress esistenziale correlato a cancro.
Protocollo: una analisi congiunta di dati precedentemente non pubblicati provenienti da due trial di fase II, randomizzati, controllati con placebo e crossover. Lo scopo era valutare l'impatto della PAP su 9 dimensioni dei sintomi psichiatrici: ansia, depressione, sensibilità interpersonale, ostilità, ossessione–compulsione, somatizzazione, fobia, paranoia e psicosi.
Risultati principali:
- La PAP ha portato a un miglioramento significativo in 6 delle 9 dimensioni analizzate: Ansia, Depressione, Sensibilità interpersonale, Ostilità, Ossessione–compulsione e Somatizzazione.
- I miglioramenti clinici osservati sono risultati coerenti tra i due trial analizzati.
Sicurezza: la terapia è stata efficace senza indurre fobia, paranoia o psicosi durature.
Conclusioni: la PAP ha il potenziale per essere un trattamento di salute mentale completo per i pazienti oncologici, agendo positivamente su un ampio spettro di sintomi psichiatrici che spesso esacerbano la sofferenza fisica e riducono la qualità della vita.
Longitudinal experiences of Canadians receiving compassionate access to psilocybin-assisted psychotherapy
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1038/s41598-024-66817-0
Partecipanti: 8 pazienti con diagnodi di cancro e distress esistenziale.
Protocollo: un'indagine prospettica e longitudinale basata su questionari online, condotta su pazienti che ricevevano psicoterapia assistita da psilocibina (PAP) al di fuori di un trial clinico formale. La psilocibina è stata consumata sotto forma di funghi o tartufi (in dosi variabili, da 2.5 g a 5 g) in un unico trattamento.
Risultati principali:
- Sono stati osservati miglioramenti significativi dalla baseline all'endpoint a due settimane: ansia (diminuzione significativa misurata da GAD7 e ESAS-R), qualità della vita (QoL) complessiva e QoL psicologica (aumento significativo), benessere spirituale (aumento significativo nel punteggio totale e nel fattore "pace"), dolore (diminuzione significativa misurata da ESAS-R), depressione (diminuzione significativa misurata da ESAS-R, ma non da PHQ9).
- La maggior parte dei partecipanti ha riferito che la psilocibina li ha aiutati ad affrontare emozioni difficili che tendevano a ignorare e ad esplorare ricordi dolorosi.
- Non sono state osservate modifiche nelle attitudini verso la morte o nell'opinione sull'Assistenza Medica a Morire.
Sicurezza: 2 partecipanti hanno riportato problemi di sicurezza durante la sessione, e 1 partecipante ha riportato un peggioramento significativo in diversi domini psicologici (depressione, benessere spirituale) dopo il trattamento. Questo sottolinea che l'assenza di standardizzazione e di rigorosi criteri di inclusione (rispetto ai trial clinici) può comportare rischi per la salute.
Conclusioni: sebbene la psilocibina offra chiari benefici per il disagio correlato al fine vita, l'applicazione dei risultati dei trial clinici ai contesti assistenziali del mondo reale, che sono eterogenei e meno controllati, richiede cautela per garantire la sicurezza del paziente.
Approfondimento di Studio Aegle: https://aegle.beehiiv.com/p/psilocibina-nel-fine-vita
Psilocybin-assisted group therapy in patients with cancer diagnosed with a major depressive disorder
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1002/cncr.35010
Partecipanti: 30 pazienti con diagnosi di cancro e disturbo depressivo maggiore.
Protocollo: trial di fase 2, open-label. Singola somministrazione di psilocibina 25mg in simultanea a coorti di 3-4 pazienti, con supporto psicologico sia individuale che di gruppo. Il rapporto terapeuta:paziente durante la somministrazione era di 1:1.
Risultati principali:
- A 8 settimane dal trattamento, il punteggio MADRS era diminuito in media di 19,1 punti.
- L’80% dei partecipanti ha dimostrato una risposta sostenuta al trattamento.
- Il 50% dei partecipanti ha mostrato la completa remissione dei sintomi depressivi (MADRS <10) alla prima settimana, e tale remissione è stata mantenuta per almeno 8 settimane post-trattamento.
- Sono stati riscontrati anche miglioramenti significativi nell'ansia (riduzione del 66% sulla scala HAM-A), nella demoralizzazione (riduzione del 44%), nella disabilità (riduzione del 65% nell'impedimento funzionale, misurato dalla Sheehan Disability Scale) e nel dolore (riduzione del 37% misurata dalla VAS).
Sicurezza: il trattamento è risultato sicuro e ben tollerato, non si sono verificati eventi avversi gravi correlati alla psilocibina.
Conclusioni: il modello di gruppo, pur mantenendo un intenso supporto individuale durante la somministrazione del farmaco, può servire da ponte, offrendo efficacia clinica e, al contempo, aumentando l'efficienza e l'accessibilità del trattamento.
A Phase II, Open-Label Clinical Trial of Intranasal Ketamine for Depression in Patients with Cancer Receiving Palliative Care (INKeD-PC Study)
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.3390/cancers15020400
Partecipanti: 20 pazienti con diagnosi di cancro in stadio avanzato e disturbo depressivo maggiore.
Protocollo: trial di fase 2, open-label. Tre dosi intranasali di ketamina racemica nell’arco di una settimana (giorni 1, 4 e 7), partendo da 50 mg e aumentando fino a 75, 100 o 150 mg in base a tollerabilità ed effetto clinico, in assenza di intervento psicoterapeutico.
Risultati principali:
- Il 70% dei partecipanti ha raggiunto la risposta antidepressiva (riduzione MADRS > 50%) al giorno 8.
- Il 45% dei partecipanti ha raggiunto la remissione (MADRS < 10).
- Il punteggio medio MADRS è diminuito significativamente dal basale (31) al Giorno 8 (11), con una riduzione media complessiva di 20 punti.
- Gli effetti antidepressivi sono stati parzialmente sostenuti nella seconda settimana (Giorno 14), in assenza di dosi aggiuntive, con un punteggio medio MADRS di 14.
- I sintomi auto-riferiti di depressione (PHQ-9) e ansia (GAD-7) sono stati significativamente ridotti dal basale al Giorno 8.
Sicurezza: la ketamina è stata considerata sicura e ben tollerata.
Conclusioni: la ketamina racemica intranasale offre un effetto antidepressivo e ansiolitico rapido, robusto e parzialmente sostenuto nei pazienti con cancro avanzato e depressione maggiore, un beneficio clinicamente cruciale in cure palliative dove gli antidepressivi tradizionali agiscono troppo lentamente e che giustifica trial randomizzati più ampi.
HOPE: A Pilot Study of Psilocybin Enhanced Group Psychotherapy in Patients with Cancer
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1016/j.jpainsymman.2023.06.006
Partecipanti: 12 pazienti con diagnosi di cancro e disturbo depressivo maggiore.
Protocollo: studio open-label. Singola somministrazione di psilocibina 25mg in sessioni di gruppo da 4 pazienti con psicoterapia (rapporto terapeuta:paziente durante la somministrazione di 1:1). Follow up a 2 e 26 settimane.
Risultati principali:
- Il punteggio HAM-D è sceso significativamente dal basale (21.5) a due settimane (10.09).
- 6 partecipanti su 12 (50%) hanno soddisfatto i criteri per la remissione (HAM-D < 7) a 2 settimane.
- La riduzione è stata sostenuta a 26 settimane (6 mesi), con un punteggio HAM-D medio di 14.83.
- Sono stati riscontrati miglioramenti significativi nelle sottoscale FACIT-Emotional, FACIT-Functional, Spiritual Meaning, Spiritual Peace e Spiritual Faith.
- 6 partecipanti su 12 (50%) hanno raggiunto una completa esperienza mistica (MEQ-30) durante la sessione, e coloro che l'hanno raggiunta hanno mostrato riduzioni significativamente maggiori nei punteggi HAM-D.
Sicurezza: non si sono verificati eventi avversi gravi; la somministrazione di gruppo è stata sicura e ben tollerata.
Conclusioni: il modello di gruppo emerge come un approccio promettente per la PAP, riducendo del 37,5% il tempo terapeutico rispetto al formato individuale 2:1 e potenziando al contempo l’effetto clinico grazie a connessione, empatia e supporto sociale, aspetti cruciali per pazienti con malattie isolanti come il cancro.
Psychedelics as an intervention for psychological, existential distress in terminally ill patients: A systematic review and network meta-analysis.
Fonte bibliografica: https://doi.org/10.1177/02698811241303594
Partecipanti: 606 pazienti provenienti da 9 studi (362 sono stati trattati con psichedelici, gli altri erano controlli) con diagnosi di cancro o malattie potenzialmente letali.
Protocollo: meta analisi di 9 RTCs. I composti psichedelici somministrati erano: psilocibina (in 3 studi), ketamina (in 3 studi), LSD (in 2 studi) e MDMA (in 1 studio), usati in monoterapia.
Risultati principali:
- L'analisi ha supportato l'efficacia degli psichedelici nel ridurre i sintomi depressivi e ansiolitici, con un effetto ampio.
- La psilocibina è risultata il composto più efficace per la depressione.
- L'LSD è risultato il composto più efficace per l’ansia.
- La psilocibina è stata anche l'unico trattamento a mostrare efficacia statisticamente significativa nel migliorare la qualità della vita.
- Ketamina e LSD hanno mostrato anch'essi effetti antidepressivi significativi rispetto al placebo, mentre MDMA non è risultato statisticamente significativo per la depressione.
- Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nei confronti diretti tra i diversi composti psichedelici per l'efficacia (depressione o ansia).
Sicurezza: i tassi di interruzione del trattamento e di eventi avversi tra i gruppi trattati con psichedelici e i gruppi di controllo erano comparabili.
Conclusioni: gli psichedelici possono essere un trattamento valido per l'ansia e la depressione associate a malattie potenzialmente letali, mostrando un profilo di efficacia e sicurezza favorevole.